Comunicazione e codici cromatici

Copiando i codici cromatici della natura, l’uomo è riuscito a creare immagini, segnalare pericoli e a trasmettere significati riconoscibili in maniera quasi istintiva.

C’è una rispondenza quasi totale fra i colori degli animali e quelli usati nella segnaletica stradale ed industriale: questa scelta sfrutta l’abitudine del nostro occhio a riconoscere quei colori e quei pattern rendendo immediata la comprensione del messaggio in situazioni che richiedono attenzione o indicano pericolo.

Tramite il colore aziende, prodotti ed immagini creano in noi desideri, fanno promesse e inducono alla scelta.

Ognuno ha, nel proprio inconscio, delle reazioni al colore e alla forma di un oggetto legate ad esperienze precedenti che hanno lasciato un segno e alla propria base culturale: davanti a determinate combinazioni di colore proviamo sensazioni di attrazione o repulsione che rendono, in modo quasi istintivo, desiderabile o no l’oggetto che abbiamo davanti e creano aspettative.

Nella comunicazione questo processo è analizzato e standardizzato per rendere efficace la trasmissione di un messaggio o il design o la commercializzazione di un prodotto: un’immagine semplice è più memorizzabile e riconoscibile e renderà più facile individuare quel prodotto fra tanti creando un legame fra il colore e l’oggetto e le sensazioni che crea nel fruitore/consumatore.

Da studi psicologici ed antropologici al colore del packaging, di un’immagine, del prodotto o di quello che contiene viene assegnato un messaggio: la camomilla in una confezione rossa manderebbe segnali contrastanti che renderebbero inefficace la comunicazione, lo stesso colore è invece utile per il caffè perché l’effetto richiesto alla bevanda e il colore della confezione danno lo stesso messaggio di energia, di stimolazione nervosa.

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